UTwin Logo Dark

Energy management nei negozi retail: consumi multi-sito sotto controllo da un’unica piattaforma

img not found

Nel retail il problema energetico non è quasi mai il singolo negozio: è che i negozi sono tanti, si somigliano, e nessuno sa dire quale sta consumando più del dovuto.

Ed è anche l’opportunità del settore. Quando si gestiscono decine di punti vendita con lo stesso format, ogni correzione trovata in uno si applica a tutti gli altri, e il ritorno si moltiplica per il numero di insegne.

In breve:

  • Nella grande distribuzione il freddo alimentare è la prima voce di consumo, con un ordine di grandezza indicativo del 35-45%.
  • Il confronto tra punti vendita simili è lo strumento di analisi più veloce che esista.
  • Nel freddo alimentare energia e sicurezza del prodotto si misurano con gli stessi sensori.
  • La difficoltà maggiore è organizzativa: capire chi decide e chi paga in ogni negozio.

Dove consuma un punto vendita

La distribuzione dei consumi cambia molto tra un negozio di abbigliamento e un supermercato, ma le voci sono sempre le stesse: refrigerazione, illuminazione, climatizzazione e, nella distribuzione alimentare, i laboratori interni come panetteria, gastronomia e macelleria.
Le linee guida settoriali elaborate da ENEA e Federdistribuzione per le diagnosi energetiche della GDO indicano una ripartizione puramente indicativa: 35-45% per il frigo alimentare, 20-30% per l’illuminazione e 10-18% per la climatizzazione. È una concentrazione che semplifica il lavoro: il punto da cui partire è chiaro, e riguarda impianti che funzionano ininterrottamente.
Nel retail non alimentare il peso si sposta su illuminazione e climatizzazione, con una particolarità: le vetrine e le insegne restano spesso accese molto oltre l’orario di apertura.

Il vero tema del retail: molti siti che si somigliano

Su un edificio singolo si analizzano i profili di carico. Su una rete di punti vendita si fa prima: si confrontano i negozi tra loro.
Due punti vendita con la stessa superficie, lo stesso format e gli stessi orari che consumano in modo diverso sono una domanda con una risposta precisa dietro. Può essere un impianto tarato male, uno sbrinamento troppo frequente, una porta che resta aperta, un orario mai aggiornato dopo un cambio di gestione.
Perché il confronto funzioni servono due condizioni:

  • Una nomenclatura comune tra i siti: se ogni negozio chiama le utenze a modo suo, i dati non si confrontano. Va decisa all’inizio, perché rinominare a posteriori non lo fa nessuno.
  • Indicatori normalizzati: consumo per metro quadro e per ora di apertura, non consumi assoluti, altrimenti i negozi grandi risultano sempre i peggiori.

I cinque sprechi ricorrenti

  • Banchi frigo aperti. Le vasche e i murali senza porte o senza coperture notturne disperdono freddo in continuazione, e costringono la climatizzazione a compensare.
  • Sbrinamenti non ottimizzati. Cicli impostati alla messa in servizio e mai rivisti, spesso più frequenti del necessario.
  • Climatizzazione contro le porte aperte. D’estate il condizionamento lavora a pieno regime con l’ingresso spalancato: è il caso più visibile e anche il più ricorrente.
  • Insegne, vetrine e illuminazione esterna fuori orario. Timer tarati una volta sola, che non seguono le stagioni né i cambi di orario del centro commerciale.
  • Impianti accesi prima e dopo l’orario reale. Accensioni anticipate di ore e spegnimenti che non avvengono, tipiche dove il controllo è locale e manuale.

Cosa misurare

Cosa Perché Indicatore utile
Consumo elettrico per punto vendita È la base del confronto tra negozi kWh per metro quadro e per ora di apertura
Sottomisura per utenza Separa refrigerazione, illuminazione e clima Quota di ciascuna utenza sul totale del negozio
Temperature dei banchi e delle celle Energia e sicurezza alimentare si misurano insieme Temperatura per banco, con soglie e allarmi
Consumo di base a negozio chiuso Mostra cosa resta acceso di notte kW medi nelle ore di chiusura
Condizioni interne Verifica che il risparmio non peggiori il comfort di clienti e personale Temperatura e umidità in area vendita

La strumentazione è quella descritta nella guida a smart meter e sensori IoT, con sonde dedicate sui banchi e sulle celle.

Freddo alimentare: energia e sicurezza sugli stessi sensori

È la specificità che rende il monitoraggio più facile da far approvare in una catena alimentare. Le temperature dei banchi vanno controllate comunque, per requisiti di sicurezza alimentare e per non perdere merce.
Gli stessi sensori che registrano quelle temperature dicono anche se un impianto sta lavorando male: un banco che fatica a tenere il set, uno sbrinamento troppo lungo, un compressore che parte più spesso del solito sono segnali di consumo in eccesso prima ancora che di rischio per il prodotto.
Un allarme che arriva in tempo su una cella evita tre cose insieme: un consumo anomalo, una perdita di merce e una non conformità. È il caso in cui il ritorno dell’investimento non si misura solo in kWh.

Gli interventi che rendono prima

  • Coperture notturne e porte sui banchi frigo, dove non presenti: è l’intervento con il rapporto tra costo e risultato più favorevole nella distribuzione alimentare.
  • Revisione dei cicli di sbrinamento sui dati reali, invece che sui parametri di default.
  • Orari e setpoint allineati all’apertura effettiva, con gestione centralizzata invece che negozio per negozio.
  • Illuminazione a LED con regolazione, in particolare su vetrine, insegne e aree esterne.
  • Recupero del calore dagli impianti frigoriferi per la produzione di acqua calda o per il riscaldamento, dove la configurazione lo consente.

Il criterio per ordinarli è quello della guida all’efficientamento energetico: prima le correzioni di gestione, poi gli interventi sugli impianti.

Il nodo organizzativo: chi decide e chi paga

Nel retail il limite raramente è tecnico. Un negozio può essere in locazione, in un centro commerciale con impianti condivisi, gestito in franchising o in gestione diretta: in ogni configurazione cambia chi decide l’intervento e chi ne raccoglie il beneficio.
Due accortezze aiutano:

  • Separare i dati per responsabilità. Sapere quanto consuma l’area vendita rispetto agli impianti condivisi del centro evita discussioni sui riaddebiti.
  • Dare ai gestori un dato semplice. Un confronto con i negozi simili è più efficace di una circolare sugli orari, perché nessuno vuole essere ultimo in classifica.

Per i punti vendita dentro le gallerie vale anche quanto trattato nel contenuto sui centri commerciali, dove gli impianti comuni seguono logiche proprie.

Gli strumenti

Un punto vendita non ha un BMS e non lo avrà mai: i costi di un sistema cablato non si giustificano su poche centinaia di metri quadri. Ma una catena di cinquanta negozi ha lo stesso bisogno di controllo di un grande edificio, distribuito su cinquanta indirizzi. Il ciclo completo, dalla misura alla verifica dei risparmi, è descritto nella guida all’energy management.
È il contesto in cui lavora il software di energy management di UTwin: smart meter e sensori IoT forniti con la piattaforma, dati raccolti in cloud da tutti i siti, confronto tra punti vendita, allarmi sulle anomalie e regolazione degli impianti da remoto in base a clima esterno e occupazione.
Il software di manutenzione (CMMS) integrato trasforma l’anomalia in un intervento assegnato al manutentore di zona, con lo storico per negozio. È l’approccio descritto nei contenuti sulla manutenzione dei punti vendita e dei supermercati, applicato all’energia.
Sui negozi, sui supermercati e sulle sedi di piccole dimensioni la piattaforma funziona come BMS light, con un CAPEX fino al 70% inferiore rispetto ai sistemi tradizionali: sono le tipologie in cui il divario di costo è più netto.

Domande frequenti

  • Qual è la voce di consumo più pesante in un supermercato?

    Il freddo alimentare. Le linee guida ENEA e Federdistribuzione per le diagnosi energetiche della GDO lo collocano tra il 35 e il 45% dei consumi, davanti a illuminazione (20-30%) e climatizzazione (10-18%), con i laboratori interni che pesano nelle strutture che li ospitano.

  • Come si confrontano punti vendita di dimensioni diverse?

    Normalizzando: consumo per metro quadro e per ora di apertura, a parità di format e di zona climatica. Il confronto sui consumi assoluti mette sempre in fondo i negozi più grandi e non dice nulla di utile.

  • Serve un impianto diverso per ogni negozio?

    No, ed è il punto. Le catene traggono vantaggio proprio dalla standardizzazione: stessa strumentazione, stessa nomenclatura, stessi indicatori. Così una correzione trovata in un negozio si applica agli altri senza rifare l’analisi.

  • Il monitoraggio dei banchi frigo serve solo a risparmiare energia?

    No, ed è la ragione per cui in molte catene viene approvato prima. Le stesse misure servono per la sicurezza alimentare, per evitare perdite di merce e per documentare le condizioni di conservazione.

Da dove cominciare

Il primo passo in una rete di negozi non è installare sensori ovunque: è mettere in fila i consumi annui dei punti vendita divisi per metri quadri e guardare i primi della lista. Quasi sempre i tre o quattro negozi in testa hanno un problema specifico, e quel problema si ripete in altri punti vendita della rete.